Campanologia · Fonditori · XV–XX Secolo · Ciminna

Campane di Ciminna

Il libro e il suo contesto

Giuseppe Cusmano ricostruisce la storia delle campane delle chiese di Ciminna dal Quattrocento al Novecento, analizzandone funzione liturgica e civile, caratteristiche tecniche, iscrizioni e maestranze di fonditori. Basato su ricerche d'archivio e su un censimento diretto dei manufatti, il libro offre un quadro dettagliato dei rapporti di Ciminna con importanti fonderie siciliane e italiane: Palermo, Tortorici, Burgio, Catania, Agnone, Reggio Emilia, Napoli.

Con presentazione di Giovanni Moroni — che collega il lavoro alle proprie ricerche sulle campane di Burgio e segnala la curiosa presenza di una "sirpuzza" (lucertola) in rilievo sulla campana di San Vito del 1749, interpretata come firma dei Serpotta —, il volume apre con la definizione popolare delle campane come "santa vuci di Diu".

L'Introduzione spiega che le diverse "campaniate" — suoni diversi per messe feriali, lutti, feste, morti di uomini, donne o bambini — costituiscono un vero linguaggio comunitario. Vengono descritti la composizione del bronzo, la fragilità dei manufatti e il quadro normativo ecclesiastico sull'uso delle campane.

Copertina del libro Campane di Ciminna di Giuseppe Cusmano

Copertina del volume · Giuseppe Cusmano
Casa Editrice Don Lorenzo Milani · SiciliAntica, 2002

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Studio storico-artistico e tecnico su campane

Campane di Ciminna
Manufatti, iscrizioni e fonditori · Dal XV al XX secolo

Giuseppe Cusmano — Autore
Presentazione di Giovanni Moroni · Casa Editrice Don Lorenzo Milani · SiciliAntica, 2002

La storia delle forniture ripercorre cinque secoli: le prime campane per le chiese di Ciminna sono fuse a Palermo (maestri Arena, Musarra) nel XVI secolo; nel Seicento l'asse si sposta ai fonditori di Tortorici (Galbato, Margaglio); dal Settecento in poi Burgio diventa il principale centro di produzione, con le famiglie Arcuri, Lo Cascio e Virgadamo attive per oltre tre secoli. Nell'Ottocento appare il fonditore catanese Nicolò Cadollo; nel Novecento fonderie di altre regioni italiane.

Cusmano ricostruisce, attraverso contratti e atti notarili, il lavoro di numerosi fonditori: nel 1540 Gaspare Arena di Palermo fonde una campana di 4 cantara per San Francesco d'Assisi; nel 1602 Graziano Galbato e Antonino Margaglio di Tortorici sottoscrivono un contratto per tre campane per la Matrice (da 6, 3 e 1 cantara) con condizioni precise su peso, materiali e pagamento. Un capitolo è dedicato all'orologio pubblico: nel 1580 il maestro Paolo Cannata si obbliga a riparare la parte meccanica dell'orologio dell'Università di Ciminna.

Il nucleo del volume è il catalogo delle campane organizzato per data di fusione: ogni scheda riporta localizzazione, peso, iscrizioni — con date, nomi di arcipreti e benefattori, invocazioni e salmi —, decorazioni e dati sui fonditori, mostrando come le iscrizioni siano una fonte essenziale per ricostruire la storia religiosa e sociale del paese.

XV–XX sec.
Cinque secoli di storia
2002
Anno di pubblicazione
Casa Ed. D.L. Milani · SiciliAntica
Editore
Giovanni Moroni
Presentazione
Nota critica
«Lo studio di Cusmano dimostra che le campane non sono solo strumenti sonori, ma autentici documenti storici: raccontano la trama di relazioni tra Ciminna e le principali fonderie dell'Italia meridionale, e riflettono la vita liturgica e civile della comunità per cinque secoli.»

Fonditori, linguaggio dei rintocchi e catalogo storico

La geografia delle fonderie: da Palermo a Burgio

Cinque secoli di forniture mappati per provenienza: Palermo (XVI sec., Arena e Musarra), Tortorici (XVII sec., Galbato e Margaglio), Burgio (XVIII–XX sec., Arcuri, Lo Cascio, Virgadamo), Catania (XIX sec., Cadollo), fino alle fonderie nazionali di Agnone, Reggio Emilia e Napoli nel Novecento. Contratti e atti notarili documentano pesi, materiali e pagamenti.

Fonderie siciliane e italiane · Contratti

La "santa vuci di Diu": il linguaggio dei rintocchi

Ogni suono aveva un significato preciso: le campaniate annunciavano messe feriali, lutti, feste solenni, morti di uomini, donne o bambini — un vero linguaggio che informava la comunità. Il libro descrive composizione del bronzo, fragilità dei manufatti, norme ecclesiastiche d'uso e la curiosità della "sirpuzza" (lucertola in rilievo) sulla campana di San Vito del 1749, interpretata come firma dei Serpotta.

Patrimonio immateriale · Usi liturgici e civili

Il catalogo: schede dalle più antiche alle più recenti

Il nucleo del volume è la descrizione storico-artistica di ogni campana, ordinata per data di fusione. Ogni scheda riporta localizzazione, peso, iscrizioni (date, nomi di arcipreti e benefattori, invocazioni e salmi) e decorazioni. Le iscrizioni risultano una fonte essenziale per ricostruire storia religiosa, rapporti di committenza e vita sociale di Ciminna nei secoli.

Catalogo sistematico · Epigrafia campanaria
Consigliato da leggere

Perché leggere questo libro

Un censimento sistematico delle campane storiche

Per conoscere in modo completo tutte le campane storiche delle chiese di Ciminna e i loro fonditori, con schede che coprono dal XV al XX secolo. Un repertorio che non esisteva prima del 2002 e che resta il riferimento fondamentale per il patrimonio campanario ciminnese.

Catalogo e ricerca storica

Il linguaggio segreto dei rintocchi

Per capire come i diversi suoni delle campane — messe feriali, lutti, feste solenni, morti di uomini, donne o bambini — costituissero un vero codice di comunicazione comunitaria, un patrimonio immateriale legato ai suoni liturgici che il libro aiuta a riscoprire e comprendere.

Patrimonio immateriale · Vita comunitaria

Documentazione per tutela e valorizzazione

Per avere una base documentata su fonditori, contratti e caratteristiche tecniche, utile per interventi di tutela, restauro e valorizzazione del patrimonio campanario locale. La combinazione di rigore archivistico e linguaggio accessibile rende il volume un riferimento per storici dell'arte, campanologi e operatori culturali.

Tutela del patrimonio e restauro